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Questo sito nasce per omaggiare i classici della fantascienza e, viste le preferenze cinematografiche del suo curatore, prevederà incursioni anche nel genere horror.

Chi scrive da bambino vedeva film (già classici) come "L'uomo dagli occhi a raggi X" o "Il pianeta delle scimmie" e ne rimaneva molto impressionato.

Crescendo ha continuato a seguire il genere, ma raramente ha provato le stesse intense emozioni. Nonostante gli effetti speciali spesso caserecci e le trame a volte, piuttosto esili, i classici son classici. Sono immortali e hanno un fascino senza tempo, anzi, col tempo il loro fascino aumenta.

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Uno dei primi e più celebri film di Fantascienza è senza dubbio: Metropolis del tedesco Fritz Lang.

Mi sembrava giusto dedicare uno spazio dell'home page a questo capolavoro del cinema espressionista degli anni 20. Già anni '20: Metropolis è del 1926. E' il più celebre dei film girati dal prolifico regista Fritz Lang.

Ecco la sua filmografia:

Film muti girati in Germania

1919 - Die Spinnen

1921 - Der müde Tod

1922 - Dr. Mabuse, der Spieler 1. Teil: Der grosse Spieler - Ein Bild unserer Zeit

1922 - Dr. Mabuse, der Spieler 2. Teil: Infemo - Ein Spiel von Menschen unserer Zeit

1924 - Die Nibelungen 1. Teil: Siegfried

1924 - Die Nibelungen 2. Teil: Kriemhilds Rache

1926 - Metropolis

1929 - Frau im Mond

Film sonori girati in Germania

1931 - M

1933 - Das Testament des Dr. Mabuse

Film girati negli Stati Uniti

1936 - Fury

1937 - You Only Live Once

1943 - Hangmen Also Die!

1944 - The Woman in the Window

1952 - Rancho Notorious

1953 - The Big Heat

1956 - Beyond a Reasonable Doubt

Film girati al ritorno in Germania

1959 - Der Tiger von Eschnapur

1959 - Das indische Grabmal

1960 - Die tausend Augen des Dr. Mabuse

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La storia del film è ambientata a distanza di un secolo dalla sua realizzazione, e cioè nell'anno 2026. Metropolis è una megalopoli che si divide in due differenti livelli: una città di grattacieli e strade sopraelevate, che si slancia dalla superficie verso il cielo, e una città sotterranea, che ha l'unico scopo di produrre energia per il livello superiore.
Nella prima città vivono gli appartenenti alle classi alte. Nella seconda, una popolazione di operai/schiavi addetti alla manutenzione della città, che si presenta come un enorme meccanismo. Prima dell'alba, che gli operai non potranno nemmeno vedere, dopo dieci estenuanti ore di lavoro, si effettua il cambio di turno alle macchine, che svolgono la loro attività a ciclo continuo.
Mentre gli operai lavorano per fornire energia alla città, i membri delle classi alte assistono allo stadio alla gara di atletica di alcuni giovani, tra cui Freder, il figlio di Fredersen, il dittatore e magnate che governa Metropolis. Dopo aver vinto la corsa di atletica, Freder si reca con i suoi compagni al "giardino dei piaceri" che si estende sotto una cupola di vetro abitata da giovani ninfe. Rispondendo alle sollecitazioni di un maggiordomo che si trova al centro del giardino, queste invitano Freder ed i suoi amici ad un rituale (gioco) di corteggiamento. Freder insegue una di queste ninfe e la cattura, ma quando sta cominciando a baciarla si accorge della presenza di Maria, una ragazza della città inferiore, che rappresenta una sorta di guida spirituale degli schiavi operai.
Freder, dopo un attimo di esitazione, si precipita all'inseguimento di Maria nella città sotterranea.
Vedrà così, per la prima volta, le macchine e la sofferenza dei lavoratori.
Freder osserva attraverso il fumo un'enorme macchina, ma, vittima delle allucinazioni scambia l'ammasso meccanico per una statua che rappresenta il Moloch, l'antico dio degli inferi adorato dalle popolazioni fenicie. Così, nella sua visione, i lavoratori di Metropolis si trasformano in sterminate colonne di operai che si avviano verso la bocca di fuoco della statua. E la scena diventa quasi un presentimento dei campi di sterminio nazisti.

Ritornato in sé, Freder osserva degli operai che corrono da tutte le parti per evacuare la sala da morti e feriti e permettere la prosecuzione del lavoro. Sconvolto da tutto ciò che ha potuto vedere nella città sotterranea, Freder scappa via ed una volta raggiunta la sua vettura ordina all'autista di andare da suo padre.

Qui Fredersen sta ricevendo Josaphat, un ingegnere che gli mostra una nuova realizzazione: una specie di calcolatore dotato di uno schermo gigante. Ancora stordito, Freder irrompe nell'ufficio del padre e gli descrive tutti gli orrori a cui ha potuto assistere. Tuttavia, il padre sembra interessato soltanto alla notizia dell'esplosione avvenuta nella sala macchine e ne chiede spiegazione a Josaphat, il quale prima ancora di poter rispondere è invitato con un cenno ad uscire dalla stanza. Freder dice a suo padre che le macchine rappresentano le divinità di Metropolis, ma che nello stesso tempo sono la causa della schiavitù della gente.
Il dialogo si fa complicato e Fredersen dice allora ai suoi dipendenti di lasciare l'ufficio. Guardando la città da una delle finestre, Freder dice a suo padre che Metropolis è splendida, che lui rappresenta il cervello della città e che tutti loro vivono nello splendore delle sue luci. Ma le mani che l'hanno costruita sono quelle del popolo e "dove vive il popolo?", chiede Freder. "Il popolo vive nel luogo a cui appartiene", risponde suo padre, "nelle profondità della terra…". "Ma cosa accadrà se un giorno dalle profondità della terra questa gente si rivolterà contro di te?", dice allora Freder.
Sulla scrivania di Fredersen si accende una luce. Questi allora chiude le tende che nascondono la vista della città, mentre nel frattempo arriva Grot, il capo reparto della sala macchine, con un importante messaggio. Grot avverte Fredersen di avere nuovamente rinvenuto dei misteriosi disegni e gli mostra due fogli di carta che dice di aver trovato addosso a due operai coinvolti nell'incidente della sala macchine. Fredersen è molto arrabbiato e chiede a Josaphat perché mai sia venuto a sapere di questi disegni non da lui, ma da Grot. Prima ancora che possa rispondere, Josaphat è licenziato, e le proteste di Freder non servono a nulla.
Josaphat se ne va dall'ufficio a testa bassa. Egli sa cosa accade a chi viene licenziato da Fredersen: il suo destino è d'ora in poi nella città sotterranea con gli schiavi operai.
Freder decide di scendere nuovamente nella città sotterranea e cambia la propria identità con quella di un operaio, in modo da poter rintracciare Maria. L'operaio che assume l'identità di Freder raggiunge Metropolis per recare un messaggio a Josaphat, che tuttavia non gli viene recapitato in quanto l'operaio si lascia adescare dalle luci di un locale notturno.
Intanto, per saperne di più intorno ai misteriosi disegni rinvenuti sui corpi degli operai, Fredersen si reca a casa di Rotwang, uno strano personaggio che rappresenta una via di mezzo tra un alchimista e uno scienziato.
Tra Fredersen e Rotwang esiste un antico rapporto. Molto tempo prima, la moglie di Rotwang era stata l'amante di Fredersen.

Hel, così si chiamava la donna, era poi morta dando alla luce Freder, ma Rotwang non si era mai rassegnato alla sua perdita e viveva ancora nella sua devozione.
Contrariato dalla presenza di Fredersen, Rotwang mostra al suo ospite un robot di sua realizzazione, che sottoposto a delle scariche elettromagnetiche assume le sembianze di Hel. Provando un senso di repulsione, Fredersen lascia perdere il robot e spiega a Rotwang il motivo della sua visita...

La torre di Babele sede degli uffici di Fredersen

Il celebre ROBOT

La falsa Maria

Fredersen, saputo dell'amore del figlio per Maria, commissiona un automa a Rotwang. La falsa Maria robot incita i lavoratori alla rivolta, ma i disordini sfuggono ad ogni controllo ed il robot viene distrutto dagli stessi lavioratori infuriati.

Freder uccide lo scenziato e salva l'amata Maria. In fine, grazie proprio a Freder, suo padre si riconcilia con i lavoratori.

Il film ha causato non pochi problemi al suo regista che è dovuto fuggire dalla Germania nazista, per la Francia e, in seguito, gli Stati Uniti.

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Metropolis è stato il primo film della storia tutelato dall'UNESCO e inserito nel registro Memory of the World.

 

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